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“Un tempo Dio, non avendo né corpo né forma, non era rappresentabile in alcun modo. Ma poiché ora Dio è apparso nella carne ed è vissuto tra gli uomini, posso rappresentare ciò che è visibile in Dio. Non venero materia, ma venero il Creatore della materia, che per me si è fatto materia, che ha assunto la vita nella materia e per mezzo della materia ha realizzato la mia salvezza.” (San Giovanni Damasceno)


L'icona (dal greco eikon=immagine) è un dipinto nel quale vengono rappresentati momenti, scene e personaggi della vita celeste, e svolge il ruolo di sermone muto.

Non si vedrà mai rappresentata l'immagine di Dio, che è solo "Voce", bensì quella di Gesù Cristo, Verbo di Dio, che mediante l'incarnazione ha dato l'immagine a Dio, ed avendo assunto figura umana è potuto essere rappresentato nella pittura in tutti gli eventi che si riferiscono alla sua discesa terrena ed alla sua storia.

Con una tecnica importata in Russia da Bisanzio intorno all’anno 1000, le icone venivano dipinte su tavole di legno.

Era dapprima preparato il fondo, detto "levkas", con un composto di pesce e gesso, e per farlo aderire bene tra questo e il supporto in legno veniva applicata una tela di lino. Questi fondi, ben levigati, venivano quindi dipinti a tempera d'uovo, ossia con terre e pigmenti minerali finemente macinati ed emulsionati con l'uovo.

Fin dai tempi più antichi si usava rivestire i fondi con oro e argento.

Naturalmente la scelta del legno era essenziale per assicurare la solidità e la durata dell'icona nel tempo.

Doveva essere un legno molto duro, che poteva variare da regione a regione; nell'area Pontica dell'Asia Minore si usava il legno di nocciolo, in Grecia il cipresso, il tiglio in Russia centrale, il pino ben stagionato nella Russia del nord.

L'iconografia ortodossa si differenzia sostanzialmente dalla pittura religiosa occidentale. L'icona non è un ritratto né un quadro, bensì un "Evento Celeste", simbolo della Divinità e dunque vivificata essa stessa dalla presenza del Divino.

Proprio per questo le icone non venivano di regola firmate; l'iconografo perseguiva non tanto un'espressione del proprio talento, quanto ed esclusivamente la realizzazione di un'opera che fosse insieme atto di fede, lode a Dio e strumento attraverso il quale entrare in contatto con il sacro.

Non a caso gli iconografi erano solitamente dei monaci, e la loro attività era parte integrante della vita di preghiera, contemplazione e sacrificio.

Fin dalla loro prima diffusione in Russia verso la fine del X secolo, le icone erano penetrate a tal punto nella vita religiosa e sociale della popolazioni da divenirne parte integrante.

Partecipavano, infatti, attivamente alla vita della comunità, erano tramandate di padre in figlio, custodite con cura, pulite e restaurate, e, naturalmente, ogni famiglia ne possedeva al punto che la loro presenza trasformava le abitazioni in una "Chiesa domestica".

Esistevano inoltre icone da viaggio, di dimensioni ridotte e da portare sempre con se, così come vi erano i grandi esemplari custoditi nelle Chiese, disposti su di un'apposita parete chiamata "Iconastasi", che separava la zona sacra dell'Abside con l'altare dalla navata.

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CRISTO PANTOCREATORE
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CROCIFISSIONE
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INGRESSO IN GERUSALEMME
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MADONNA
DELLE SETTE SPADE
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MADONNA DI SMOLENSK

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